Viaggio in America – New York

Il viaggio a New York è stato sicuramente tra quelli più sentiti, un sogno da bambino, la città che fino ad allora avevo visto solo in tante pellicole cinematografiche, stava diventando realtà! L’adrenalina che mi ha accompagnato per tutto il periodo – da quando acquistai il biglietto a quando calcai l’ultimo pezzo di città –  è di quelle che non dimentichi. New York, un posto che quando lasci, capisci che non bastano pochi giorni per metabolizzare i mille stimoli ai quali il tuo cervello è sottoposto, una metropoli dalle mille sfaccettature, una città sempre viva che in qualsiasi ora tu voglia uscire è pronta ad accoglierti con i suoi locali e le sue piazze sempre gremite di visitatori.

Il viaggio sicuramente non fu semplice, infatti, a causa blocco del sistema informatico della compagnia aerea aspettammo all’aeroporto di Parigi ben 4 ore prima che l’aereo partisse. Dopo quasi 10 ore di viaggio, atterrammo all’aeroporto principale di New York, stremati dalle fatiche del viaggio, ci sottoponemmo ai controlli (ovviamente serrati) degli agenti di polizia che perquisivano tutti i viaggiatori scrupolosamente aiutandosi con cani adeguatamente preparati. L’agente che mi perquisì, dando un’occhiata al mio passaporto, sorrise e mi indicò il suo cartellino … aveva il mio stesso cognome!! Chissà quale mio antenato aveva intrapreso il viaggio nella grande Mela per cercar fortuna anni addietro; lo scambio di battute fu simpatico anche perché l’agente Simonetti capiva l’italiano.

L’hotel che scegliemmo per il soggiorno fu l’Holiday Inn sull’Up Town, nel quartiere il Financial District a pochi passi da dove, una volta, c’erano le Torri Gemelle. L’accoglienza dei receptionist non fu delle migliori, non accettavano la carta di credito per prelevare il deposito cauzionale e quindi fui costretto a prelevare contanti. Uscii dall’hotel alla ricerca di una banca in zona e capii che New York è veramente come nei film, una città che non dorme mai! Erano quasi le 23 e per strada c’erano ancora gli operai a sistemare le fognature a cui chiesi, con il mio inglese non impeccabile, di indicarmi qualche banca nei pressi.

 

 

La strada era ricca di piccoli furgoncini di hot dog e di hamburger e vicino ad ognuno c’era la folla che aspettava pazientemente il proprio turno per mangiarne uno.
La curiosità era tanta e pur immaginando la scenata che mi avrebbero fatto i già poco disponibili receptionist, decisi di ritardare il ritorno per gustarmi un succulento hot dog tradizionale, giusto con un po’ di senape.
Quei benedetti hot dog … furono la mia principale fonte di alimentazione durante il soggiorno americano!

 

 

 

L’itinerario del mattino seguente era impegnativo e prevedeva la visita del MOMA, giro a Time Square e visita all’Empire State Building. 

 

L’Empire State Building si trova a Manhattan ed è stato per anni, fino al 1967, il grattacielo più alto del mondo.
In stile art déco è considerato uno dei monumenti più simbolici di New York.

Bisognava quindi fare buona colazione per partire carichi di energia e con quella americana si sta a posto una giornata intera! Alle 9 del mattino infatti sui tavoli del Bar di George c’era praticamente di tutto, dal dolce al salato il passo era veramente breve.

Scelsi di fare colazione con cappuccino, uova a occhio di bue, bacon croccante, spinaci al burro e per finire una cheescake (più pesante, più densa e più formaggiosa rispetto alla nostra) e così fu per tutta la settimana, dovevo infatti assaggiare tutto quello che era legato alle abitudini culinarie degli americani.

New York è molto estesa ma può contare su un’efficiente rete di linee metropolitane attive ventiquattro ore su ventiquattro. I mezzi pubblici vengono utilizzati da tanti americani e lì c’è l’altra faccia della città, forse quella più vera, fatta di gente normale, quella che si nasconde dietro i luccichii dei grattacieli, dallo sfarzo americano e che combatte tutti i giorni per andare avanti. La Grande Mela è un posto dalle due facce: quella ricca in cui, camminando tranquillamente, incroci  cameramen e registi intenti a riprendere scene di un film e quella povera dove ragazzi del ghetto o barboni per strada chiedono l’elemosina; di indiani venditori di rose, per fortuna, nemmeno l’ombra.

La sera decidiamo di recarci al Madison Square Park per assaporare i gustosissimi panini di Schake Shack e posso affermare senza alcun dubbio di aver mangiato l’hamburger più buono di tutta New York!
Erano circa le 20 e ad attendere il proprio turno c’erano circa cinquanta persone, di cui la maggioranza era costituita da newyorkesi. In fila c’erano le categorie sociali più disparate come ad esempio gli impiegati ancora incravattati stanchi dopo una giornata di lavoro, ragazzini con canottiera che avevano appena finito di giocare a basket nel parco vicino e qualche poliziotto obeso (il pensiero a Clancy Winchester dei Simpson è stato immediato, ma non parlavano napoletano, peccato!). La presenza di molti newyorkesi in un certo senso mi rassicurava parecchio, gli abitanti del posto sanno bene dove gustare un buon hamburger e di concorrenza ce n’è tanta lì…

La fila era corposa e nonostante avessi una gran fame, decisi di armarmi di tanta pazienza e aspettai quasi due ore per potermi sedere su uno dei numerosi tavolini sparsi nel parco. Il sistema adottato è geniale: ordinavi i panini, il cassiere ti dava un affare che si illuminava quando i panini sarebbero stati pronti. Presi un classico Bec (Hamburger, Bacon, Cheddar, Insalata e Pomodoro) e presi le patatine fritte tradizionali di Schake Shack dalla particolare intagliatura.

Passiamo al contenuto del panino: la carne dell’hamburger era molto tenera, conteneva buona percentuale di grasso il che la rendeva morbida come il burro ed era cotta magistralmente, in modo da preservare tutti i succhi al suo interno e ben si sposava con la croccantezza del bacon affumicato tagliato a strisce sottili.

Menzione particolare va data al Cheddar, un formaggio molto utilizzato negli Stati Uniti d’America anche se la sua origine è inglese. Il Cheddar è un formaggio a pasta semidura dal caratteristico colore giallo la cui stagionatura parte da 9 mesi fino ad arrivare a 24 mesi. Più stagiona il formaggio e più si notano striature bluastre e si ottiene il Cheddar Blue. Il particolare colore giallo del formaggio non è altro che colorante e la tonalità dello stesso ovviamente varia a seconda del periodo stagionale e da cosa mangiano le mucche ed esso varia da giallo chiaro o a tonalità che si avvicina al rosso. Io ho assaggiato il Cheddar meno stagionato che è anche quello che viene più utilizzato dalle hamburgerie perché si presta a sciogliersi bene se lo si cuoce alla piastra.

Dopo aver mangiato per quasi tutta la settimana hot dog e hamburger con patatine fritte, decidemmo di disintossicarci mangiando un po’ della nostra cucina italiana e quindi ci recammo da Gigino Wagner Park nei pressi di Battery Park. I ragazzi che gestivano il locale sono italiani, precisamente di Sorrento, e ci fecero mangiare del buon pesce alla griglia e degli spaghetti ai frutti di mare. Tutto sommato è stata un’esperienza positiva se non fosse per il fatto di aver rischiato quasi un linciaggio da parte della cameriera per averle lasciate “solo” cinque dollari di mancia e non trenta!

Nonostante il poco tempo a disposizione (il mio soggiorno è durato soltanto cinque giorni) l’esperienza statunitense è stata a dir poco unica e ricca di emozioni perché New York è una città cosmopolita, molto diversa dalle nostre città, ricca di grattacieli, piena di quartieri e di persone culturalmente differenti che rendono la Grande Mela una città da non perdere.

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